STORIA DEL CORANO
Cronologia, vita del Profeta e rivelazione del Corano.


STORIA DELLA COMPILAZIONE E DELLA DIFFUSIONE DEL CORANO
Secondo la tradizione musulmana, il Corano è la Parola di Dio rivelata al Profeta Muhammad, messaggero il cui compito era trasmettere tale Parola all’umanità.
Stando al Corano stesso, questo Libro è la rappresentazione fisica di un altro Corano, increato e custodito nella «Tavola custodita». Fu rivelato progressivamente, per il tramite dell’arcangelo Gabriele, nel corso di 23 anni.
PRIMA TAPPA
PRIMA TAPPA DELLA TRASCRIZIONE DEL CORANO
La prima ebbe luogo mentre il Profeta era ancora in vita. Egli fece in modo che tutta la Parola rivelata fosse messa per iscritto su supporti diversi: cuoio, scapole di animali, foglie di palma, pelli di gazzella, tavolette di legno. Poiché la Mecca sorgeva su una via commerciale e i mercanti meccani dovevano tenere i conti, anche la carta e l’inchiostro erano disponibili.
A ciò si accompagnò un vastissimo movimento di memorizzazione del testo. Una tradizione narra che nella Mecca dell’epoca del Profeta, al mattino, si udiva come un ronzìo: era la moltitudine di musulmani che salmodiava il Corano. La cultura arabo-beduina era essenzialmente orale e la gente era avvezza a memorizzare testi, in particolare la poesia.
La tradizione riferisce che, agli inizi della Rivelazione, tra i membri della tribù dei Quraysh soltanto diciassette persone sapevano leggere. Quanto a Medina, regione più rurale, il loro numero era ancora inferiore.
Ma con l’avvento dell’islam ebbe inizio l’alfabetizzazione, incoraggiata dal Profeta. Alla fine della sua vita, una quarantina di scribi si adoperava a trascrivere il Corano — cifra, questa, assai controversa. Alcuni di questi dotti, come Zayd e Ubayy, che conoscevano il siriaco e l’ebraico, si dedicavano unicamente a tale trascrizione.
Altri avevano inoltre il compito di redigere la corrispondenza ufficiale della nuova comunità: tra loro figuravano ʿUthmân e ʿAlî. Secondo la tradizione fondata sugli hadith, sarebbe stato lo stesso Profeta a indicare l’ordine dei versetti all’interno delle sure e l’ordine delle sure all’interno del Corano.
SECONDA TAPPA
SECONDA TAPPA: LE COMPILAZIONI AI TEMPI DI ABÛ BAKR
La battaglia della Yamâma. Un anno dopo la morte del Profeta, la battaglia della Yamâma provocò la morte di centinaia di recitatori del Corano, secondo stime che vanno da 70 a 450. Questo tragico evento indusse il califfo Abû Bakr a raccogliere il Libro Santo in un corpus unico: fu la seconda fase di compilazione. ʿUmar chiese che chiunque possedesse versetti messi per iscritto glieli portasse, così da poter allestire una compilazione affidabile. Nessun versetto, narra la tradizione, veniva accettato a meno che un numero minimo di testimoni non ne attestasse l’autenticità, ossia il fatto che fosse stato trascritto all’epoca del Profeta.
Fu Zayd, coadiuvato da ʿUmar, a essere scelto dal califfo Abû Bakr per questo lavoro, nell’anno 13 dell’egira (633 della nostra era). L’impresa si protrasse per quattordici mesi. La compilazione che ne risultò corrisponde al corpus coranico così come lo conosciamo oggi. Si stabilì in tal modo una versione unica, custodita da Abû Bakr fino alla morte. La responsabilità passò poi al secondo califfo, ʿUmar, e in seguito a Hafsa, sua figlia e sposa del Profeta. Quando il califfato toccò a ʿUthmân, questi fece due copie di quel Corano iniziale.
I CORANI PARZIALI
Prima della raccolta del corpus coranico, i primi musulmani e i Compagni del Profeta possedevano corani parziali — alcuni versetti o sure, in ordini variabili. Un tale possesso era assai onorevole. Sono giunti fino a noi i nomi di ventitré persone depositarie di questi frammenti di Corano. Nessuno di tali frammenti è stato finora ritrovato, e i più antichi testi coranici a noi noti risalgono a un’epoca successiva alla compilazione.
TERZA TAPPA
TERZA TAPPA: L’UNIFICAZIONE AD OPERA DEL CALIFFO ʿUTHMÂN
L’islam si diffuse rapidamente in paesi non arabofoni e sorsero difficoltà di pronuncia. I diversi accenti arabi della penisola accrebbero la difficoltà di accordarsi su una o più letture canoniche, così come la spinta ad accogliere tutte le pronunce esistenti.
Ancora una volta fu riunito un gruppo, sempre sotto la direzione di Zayd, per unificare tutte le compilazioni esistenti. L’alfabeto arabo era ancora in via di formazione: i celebri punti diacritici che distinguono alcune lettere non erano ancora fissati, il che poteva dar luogo a più letture. Gli scribi si adoperarono dunque a impiegare esattamente la stessa grafia.
Tutte le compilazioni, compresa quella di Abû Bakr, furono confrontate. Il raffronto tra le diverse compilazioni garantì il successo dell’unificazione che ne seguì, poiché ogni compilazione aveva i suoi sostenitori. Fu così trascritto un nuovo corpus coranico, verificando l’autenticità dei versetti e delle sure, accertandone il corretto ordine e prestando attenzione alla scelta della grafia.
LE 7 LETTURE
Le differenze di recitazione diedero origine a ciò che si chiamano le sette «letture», in arabo qirâ’ât o aḥruf. La tradizione riconosce la validità di queste varianti, che corrispondono a differenze dialettali ma che hanno, in genere, incidenze assai minime sul senso del testo.
ʿUmar racconta di aver udito un giorno Hishâm ibn Hakîm salmodiare la sura «al-Furqân» in modo diverso da come egli l’aveva appresa dalla bocca del Profeta.
Fece per scagliarsi contro di lui, ma alla fine si trattenne e lo lasciò terminare.
Racconta: «Lo condussi dall’Inviato di Dio — la grazia e la pace siano su di lui — e gli dissi: “L’ho sentito recitare in modo diverso da come me l’hai insegnato!” — “Lascialo recitare”, rispose. Hishâm ripeté la sua lettura. Quando ebbe finito, il Profeta annunciò: “È proprio così che è stata rivelata. In verità, il Corano è stato rivelato secondo sette letture (aḥruf). Recitatelo dunque nel modo che vi riesce più agevole.”»
Si ebbe dunque cura di trascrivere le sette letture in maniera uniforme, così da non confonderle le une con le altre. Fu così che l’opera di compilazione finale del califfo ʿUthmân si compì senza dissensi di rilievo.
In seguito, questi ordinò che tutte le compilazioni personali fossero raccolte e distrutte. Alcuni rifiutarono, tanto che dei manoscritti riaffiorarono in epoche diverse. Due compilazioni particolari non furono distrutte: quella di ʿAlî, che rimase nella sua famiglia, e quella di ʿAbd Allâh.
Una volta stabilita la compilazione del Corano, i dotti eseguirono numerose copie che furono inviate in tutte le terre musulmane, in particolare ai governatori delle province di Kûfa, di Bassora e dello Shâm (regione siriana).


CORSI DI ARABO
La ricerca dell’eccellenza nell’insegnamento. Ritrovate online i miei corsi di arabo coranico e di tafsîr (esegesi del Corano). ISTITUTO IMTIYAZ

