L’arabo moderno

Istituto Imtiyaz

Capire come la lingua del Corano sia diventata quella dei giornali, delle scienze e degli scambi di oggi — e come impararla passo dopo passo.


L’arabo moderno — presentazione

Ciò che oggi chiamiamo arabo moderno è il frutto di un’evoluzione durata più di un millennio, segnata da un’interazione tra l’arabo letterale e i suoi diversi dialetti. Esso trae origine dall’arabo classico, poetico e coranico, normalizzato dai grammatici dei primi secoli dell’Islam. Sul piano lessicologico, la trasformazione dell’arabo per progressivo slittamento semantico non è in realtà mai cessata, anche se tale movimento fu lento e impercettibile.

L’apporto della filosofia e delle scienze

Con lo sviluppo del pensiero filosofico e delle scienze, la lingua si dotò di una vasta terminologia astratta e di un elaborato lessico scientifico, attingendo alle ampie risorse lessicali di cui disponeva. Questo fenomeno segna il patrimonio arabo sia sul piano cronologico sia su quello geografico: una stessa parola può avere significati più o meno distanti da un’epoca all’altra, o da un’area geografica all’altra.

Rinascita

All’inizio del XIX secolo, nel corso del movimento di rinascita araba detto «Nahda», ebbe inizio un cambiamento più profondo, caratterizzato da una semplificazione della sintassi. Il linguaggio giornalistico è senza dubbio il più toccato da questo fenomeno. Naturalmente, ancora sul piano lessicologico, la lingua dovette adattarsi all’ondata di oggetti e concetti nuovi.

Un certo numero di intellettuali sostenne l’assimilazione del lessico straniero all’interno della lingua araba, così da stabilire un linguaggio adatto alla vita moderna pur preservandone il carattere essenziale; altri intrapresero un lavoro di creazione di neologismi più o meno bene accolto, come nel caso della parola «courriel» in francese per dire «e-mail».

Neologismi

La procedura per introdurre un nuovo lessico ha idealmente seguito alcune tappe. La prima consisteva nel cercare, nei vecchi dizionari e testi, una parola desueta che potesse adattarsi al significato voluto. In assenza di una parola pertinente, si proponeva una traduzione letterale del termine — per esempio ʿilm al-ḥayât («scienza della vita») per la biologia. Quando una traduzione letterale non era possibile, si poteva forgiare una nuova parola a partire da una radice esistente: la parola sayyâra («automobile»), per esempio, deriva dalla radice s-y-r, il cui senso è legato al «movimento».

Come ultima risorsa, si poteva prendere in prestito una parola straniera e modificarla per adattarla al sistema fonologico arabo. Le nuove esigenze della lingua alimentarono così il conflitto tra il rispetto della tradizione e il desiderio di modernità. È questa forma di arabo moderno, riformato volontariamente o meno, a essere impiegata nella maggior parte degli scritti e, all’orale, nelle situazioni ufficiali o formali (discorsi religiosi, politici, telegiornali), in tutti i paesi arabi.

I dialetti

L’arabo standard moderno si distingue dai dialetti parlati quotidianamente, i quali possono variare in modo piuttosto marcato da un paese all’altro. In tutti i paesi arabi, la lingua nazionale è composta dai diversi dialetti locali, più o meno lontani dall’arabo classico. Tuttavia, con l’innalzamento del livello di istruzione delle popolazioni e con la modernizzazione, il divario tra la lingua scritta e i dialetti tende a ridursi. Nella realtà degli scambi non esiste una separazione ermetica tra l’uno e gli altri: i parlanti combinano, a seconda dei contesti, elementi propri della loro lingua parlata ed elementi presi in prestito dalla lingua letteraria.

Per approfondire

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Arabo coranico

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