Riassunto. — La tradizione musulmana risponde di norma senza esitazione alla domanda sulla prima rivelazione: sarebbe l’apertura della sura al-ʿAlaq, «Leggi, nel nome del tuo Signore». L’esame delle fonti mostra tuttavia che la questione è una delle più dibattute delle scienze coraniche (ʿulûm al-Qur’ân), non perché la risposta dominante sia fragile, ma perché la parola «primo» ricopre più realtà. Questo articolo distingue le accezioni del termine, espone l’opinione maggioritaria e i suoi fondamenti, esamina i pareri concorrenti, presenta l’arte classica della conciliazione, misura il grado reale di certezza, per poi confrontare il tutto con lo sguardo della critica storica occidentale.
1. Un termine equivoco: che cosa significa «primo rivelato»?
L’apparente contraddizione delle fonti si dissolve non appena si distinguono i sensi della parola «primo» (awwal). I trattati classici ne individuano quattro1:
- il primo passo rivelato in assoluto, che inaugura la profezia;
- la prima sura completa, discesa in un’unica soluzione;
- il primo passo rivelato dopo l’interruzione della rivelazione (fatrat al-wahy), che inaugura la missione pubblica;
- il primo versetto posto in capo a una sura.
Questa griglia non è un artificio armonizzatore tardivo: essa struttura letteralmente i capitoli che al-Zarkashî e al-Suyûtî dedicano alla questione2. La maggior parte delle «divergenze» che si crede di leggere tra gli hadith si risolve in realtà non appena si precisa di quale «primo» si stia parlando.
2. L’opinione dominante: l’incipit della sura al-ʿAlaq
Il parere ritenuto meglio fondato identifica il primo passo rivelato con i primi cinque versetti della sura al-ʿAlaq (96): «Leggi, nel nome del tuo Signore che ha creato…»
2.1. Il fondamento: il racconto di ʿÂ’isha
Il suo fondamento è il hadith di ʿÂ’isha sul principio della rivelazione: i sogni veridici (al-ru’yâ al-sâdiqa), il ritiro spirituale nella grotta di Hirâ’, l’angelo che ordina «Iqra’» («Leggi») per tre volte stringendo il Profeta a sé, infine la discesa di «Leggi, nel nome del tuo Signore». Questo hadith apre il Sahîh di al-Bukhârî, nel primissimo libro, il Kitâb Bad’ al-Wahy («L’inizio della Rivelazione»), e figura parimenti in Muslim3. Esso è dunque muttafaq ʿalayh — riportato dalle due raccolte più rigorose —, il che lo colloca al vertice della scala di autenticità. La sua formula d’apertura è esplicita sul carattere inaugurale della scena: «Il primo modo in cui cominciò la rivelazione per il Messaggero di Dio fu il sogno veridico»4.
Si noterà, per amore di esattezza, che ʿÂ’isha riferisce un evento che non ha vissuto: lo apprende dal Profeta stesso o da un Compagno. La catena di trasmissione è irreprensibile, ma la testimonianza è, a rigore, mediata.
2.2. Il sostegno delle liste dell’ordine di rivelazione
Due liste tradizionali dell’ordine di discesa (tartîb al-nuzûl), riportate in particolare da al-Suyûtî, convergono verso la stessa conclusione: l’una attribuita a Ibn ʿAbbâs, l’altra al successore Jâbir b. Zayd, cominciano entrambe con al-ʿAlaq5. Il loro valore probatorio va tuttavia ponderato: si tratta di detti di Compagni o di Successori (mawqûf), attinenti allo sforzo interpretativo delle prime generazioni, e non di un enunciato profetico autenticato.
2.3. Il verdetto degli specialisti
Su questo punto, l’accordo dei grandi autori di ʿulûm al-Qur’ân è notevole. Per al-Suyûtî, dei quattro pareri censiti, «il primo — ed è quello corretto (al-sahîh) — è: Leggi»6. Per al-Zarkashî, al-ʿAlaq costituisce «il più saldamente fondato dei pareri» (athbat al-aqâwîl)7. Per al-Zarqânî, infine, è «il più autentico» (asahhuhâ)8.
3. Le opinioni concorrenti e la loro portata reale
Sono stati sostenuti altri tre pareri. Nessuno, all’analisi, rovescia il primo.
3.1. La sura al-Muddaththir (74)
L’obiezione più seria si fonda su un altro hadith sahîh, quello di Jâbir b. ʿAbd Allâh, il quale, interrogato sul primo rivelato, risponde: «O tu che sei avvolto in un mantello» (al-Muddaththir)9. Ma il racconto si qualifica da sé: nella versione di al-Bukhârî (n° 4925), il Profeta vi parla espressamente dell’«interruzione della rivelazione» (fatrat al-wahy) e vi riconosce «l’angelo che [già] mi era venuto a Hirâ’», seduto su un trono tra il cielo e la terra10. La menzione di una venuta anteriore stabilisce che l’episodio di al-Muddaththir è posteriore a quello di al-ʿAlaq. Letto per intero, il hadith di Jâbir conferma dunque la cronologia di ʿÂ’isha invece di contraddirla.
Ibn Hajar al-ʿAsqalânî spiega l’origine dell’equivoco: la versione trasmessa da Yahyâ b. Abî Kathîr — quella che al-Bukhârî colloca nel commento coranico — è priva di questi due indizi cronologici; mutilata in tal modo, essa ha potuto far credere all’anteriorità di al-Muddaththir11. Egli insiste, e la precisazione è importante, sul fatto che non si può imputare a Jâbir un errore: il suo discorso verteva specificamente sulla ripresa della rivelazione dopo la fatra.
3.2. La sura al-Fâtiha (1)
Un terzo parere fa della Fâtiha la prima sura rivelata. Il suo appoggio è una tradizione riportata da al-Bayhaqî nei suoi Dalâ’il al-nubuwwa, collegata al racconto di Waraqa b. Nawfal. Ora, questa tradizione è mursal (la sua catena è interrotta) e fu giudicata gharîb (insolita) da Ibn Kathîr12. Essa non può dunque fondare l’anteriorità assoluta della Fâtiha. La si intende in un altro senso, perfettamente compatibile con l’opinione dominante: la Fâtiha sarebbe la prima sura discesa per intero, in un’unica soluzione, mentre di al-ʿAlaq e di al-Muddaththir soltanto i primi versetti discesero dapprima13.
3.3. La basmala
Un ultimo parere conta «Nel nome di Dio, il Tutto-Misericordioso, il Molto-Misericordioso» come primo versetto. al-Suyûtî lo respinge come opinione autonoma: la basmala non costituisce una rivelazione separata, ma sormonta precisamente l’inizio di al-ʿAlaq14. Si avrà cura di non confonderla con il parere precedente: la tradizione «Fâtiha per prima» (racconto di Waraqa) e la tradizione «basmala per prima» (trasmessa da Abû Maysara) sono due mursal distinti, spesso erroneamente confusi.
4. Conciliare o decidere: due metodi dei dotti
Di fronte a questi dati, i dotti hanno seguito due vie. La prima è la conciliazione (al-jamʿ): i pareri sarebbero tutti veri, ma in sensi differenti. La sua formulazione canonica risale al cadi al-Bâqillânî e fu ripresa alla lettera da al-Zarkashî: «Il primo rivelato tra i versetti è “Leggi, nel nome del tuo Signore”; il primo tra gli ordini di predicazione è “O tu che sei avvolto in un mantello”; e la prima tra le sure [complete] è la Fâtiha»15. al-Suyûtî ne propone la variante più memorabile: primo rivelato per la profezia (nubuwwa), al-ʿAlaq; primo rivelato per il messaggio (risâla), al-Muddaththir16.
La seconda via è la ponderazione (al-tarjîh). al-Zarqânî, per esempio, non concilia: decide in favore di al-ʿAlaq e confuta gli altri pareri l’uno dopo l’altro, considerando la risposta di Jâbir come un ijtihâd personale che cede dinanzi al testo esplicito di ʿÂ’isha17. I due metodi, come si vede, convergono verso la stessa conclusione.
5. Quale grado di certezza?
Conviene distinguere due piani. Ciò che è quasi certo: che i primi versetti di al-ʿAlaq costituiscono il primo passo rivelato. Questa proposizione poggia su un hadith muttafaq ʿalayh, su un quasi-consenso degli specialisti e sulla convergenza delle liste dell’ordine di rivelazione. Si può parlare qui di una certezza pratica saldamente fondata.
Ciò che resta aperto: l’ordine preciso della rivelazione. Nessuna fissazione profetica autentica (tawqîf sahîh) regola la successione esatta delle sure18. Le liste di tartîb al-nuzûl rientrano nel mawqûf e divergono peraltro sul seguito (posizione della Fâtiha, della sura al-Masad, ecc.). Insomma: l’opinione dominante è ferma su quale passo fu il primo, assai più lasca sull’ordine d’insieme. E i pareri «concorrenti» non sono, in fondo, veri rivali: sono risposte a domande distinte.
6. Il contributo della critica storica occidentale
Fatto notevole, l’islamologia accademica giunge, quanto al risultato, allo stesso punto di partenza della tradizione: la cronologia di Theodor Nöldeke, come l’edizione ufficiale del Cairo (1924), aprono entrambe la rivelazione con la sura 9619. Lo statuto di questa affermazione differisce tuttavia del tutto.
Nöldeke, nella sua Geschichte des Qorâns (1860, rifusa da Schwally), ha posto il quadro tuttora standard: tre periodi meccani seguiti da un periodo medinese, stabiliti su criteri stilistici (lunghezza dei versetti, tipo di rima, registro). Egli apre il suo primo periodo meccano con al-ʿAlaq, seguendo in ciò la tradizione di Iqra’, ma presentando la sua classificazione come tentativa e rivedibile20.
Bell e Watt si spingono oltre nello scetticismo. Contrapponendo le due candidate — la sura 96, che comincia con «Leggi», e la sura 74, che reca «Àlzati e ammonisci» —, concludono che «forse né l’una né l’altra è la prima rivelazione conservata, e i racconti potrebbero non essere che le congetture di dotti musulmani posteriori»21. Blachère, che acclimatò la cronologia tedesca in francese, mostrava la stessa prudenza: si possono stabilire grandi masse (meccano antico, meccano recente, medinese), ma l’ordine minuto resta irraggiungibile — donde la parola saggio in apertura del suo riordino22. La scuola contemporanea di Berlino, attorno ad Angelika Neuwirth e al progetto Corpus Coranicum, conserva il quadro di Nöldeke pur distaccandolo dalla biografia profetica: essa data forme testuali e uno sviluppo comunitario, non episodi della sîra23. All’estremo, infine, la corrente revisionista (Wansbrough, Crone) considera l’intera letteratura esegetica una costruzione tardiva e reputa la ricerca della «prima sura» un falso problema storiografico24.
Un punto merita di essere sottolineato, poiché avvicina le due tradizioni di lettura. Gli accademici osservano che la sura 96 si divide nettamente in due blocchi: i versetti 1-5 (l’incipit «Leggi») e i versetti 6-19 (la polemica contro un avversario che impedisce a un servitore di pregare, identificato dall’esegesi con Abû Jahl). Ne inferiscono due momenti di composizione, potendo pretendere alla massima antichità soltanto i versetti 1-5. Ora, è esattamente ciò che già prospettava Fakhr al-Dîn al-Râzî, per il quale «può darsi che cinque versetti dell’inizio della sura siano discesi dapprima, e il resto in seguito a proposito di Abû Jahl»25. Sulla composizione in due tempi della sura, l’esegesi classica e la critica moderna si incontrano.
Conclusione
Il primo passo rivelato del Corano è, secondo l’opinione meglio fondata della tradizione come secondo il punto di partenza della critica, l’apertura della sura al-ʿAlaq: «Leggi, nel nome del tuo Signore». Questa conclusione si fonda su un hadith di primo rango e su un ampio accordo dei dotti. I pareri concorrenti — al-Muddaththir, la Fâtiha, la basmala — non la contraddicono veramente: rispondono ad altre domande (il primo dopo l’interruzione, la prima sura integrale, la prima intestazione). La certezza è dunque forte sul passo inaugurale, ma graduata: l’ordine d’insieme della rivelazione sfugge, dal canto suo, a ogni fissazione autenticata, ed è precisamente questa zona d’ombra che la critica storica occidentale, da Nöldeke a Neuwirth, ha scelto di esplorare con i propri strumenti.
Note e riferimenti
- Sulle quattro accezioni, vedi al-Suyûtî, al-Itqân fî ʿulûm al-Qur’ân, tipo (nawʿ) 7, «Della conoscenza del primo e dell’ultimo rivelato»; al-Zarkashî, al-Burhân fî ʿulûm al-Qur’ân, tipo 10. ↩
- al-Zarkashî, al-Burhân, t. I; al-Suyûtî, al-Itqân, nawʿ 7. ↩
- al-Bukhârî, Sahîh, Kitâb Bad’ al-Wahy, n° 3; Muslim, Sahîh, Kitâb al-Îmân, n° 160. ↩
- «Kâna awwalu mâ budi’a bihi Rasûlu-Llâh… mina-l-wahyi al-ru’yâ al-sâdiqa» (Muslim, n° 160). ↩
- al-Suyûtî, al-Itqân, nawʿ 7: lista di Ibn ʿAbbâs (trasmessa tramite ʿIkrima e al-Kalbî) e lista di Jâbir b. Zayd, entrambe aperte da al-ʿAlaq. ↩
- al-Suyûtî, al-Itqân, nawʿ 7: «ahaduhâ, wa huwa al-sahîh: iqra’ bismi rabbik». ↩
- al-Zarkashî, al-Burhân, tipo 10. ↩
- al-Zarqânî, Manâhil al-ʿirfân fî ʿulûm al-Qur’ân, t. I, capitolo del primo e dell’ultimo rivelato. ↩
- al-Bukhârî, Sahîh, n° 4922 (e 4925-4926), Kitâb al-Tafsîr; Muslim, Sahîh, n° 161. ↩
- al-Bukhârî, Sahîh, n° 4925: «…wa huwa yuhaddithu ʿan fatrati al-wahy… fa-idhâ al-malaku alladhî jâ’anî bi-Hirâ’ jâlisun ʿalâ kursiyyin bayna al-samâ’i wa-l-ard». ↩
- Ibn Hajar al-ʿAsqalânî, Fath al-Bârî bi-sharh Sahîh al-Bukhârî, commento alle sure al-ʿAlaq (96) e al-Muddaththir (74). ↩
- al-Bayhaqî, Dalâ’il al-nubuwwa; Ibn Kathîr, Tafsîr e al-Bidâya wa-l-nihâya, che qualifica la tradizione come mursal e ne rileva la gharâba. ↩
- È il senso accolto da al-Zarkashî e, dopo di lui, dalla maggior parte dei commentatori: la Fâtiha come prima sura rivelata integralmente. ↩
- al-Suyûtî, al-Itqân, nawʿ 7: la basmala non è «un parere a sé stante», essendo la prima âya discesa in capo ad al-ʿAlaq. ↩
- al-Bâqillânî, al-Intisâr li-l-Qur’ân, citato e adottato da al-Zarkashî, al-Burhân, tipo 10. ↩
- al-Suyûtî, al-Itqân, nawʿ 7: «awwalu mâ nazala li-l-nubuwwa: iqra’; wa awwalu mâ nazala li-l-risâla: yâ ayyuhâ al-muddaththir». ↩
- al-Zarqânî, Manâhil al-ʿirfân, t. I: confutazione successiva dei pareri e tarjîh in favore di al-ʿAlaq. ↩
- Sull’assenza di tawqîf sahîh riguardo all’ordine esatto delle sure, vedi la sintesi di IslamQA, fatwâ n° 221099. ↩
- The Cairo Edition (muṣḥaf del re Fu’âd, Il Cairo, 1924), il cui ordine di rivelazione si apre con la sura 96; confrontare con Th. Nöldeke, Geschichte des Qorâns. ↩
- Th. Nöldeke, Geschichte des Qorâns, Gottinga, 1860; 2ª ed. rifusa da F. Schwally, 1909-1919; trad. ingl. W. Behn, The History of the Qur’ān, Leida, Brill, 2013. ↩
- R. Bell & W. M. Watt, Bell’s Introduction to the Qur’ān, Edimburgo, Edinburgh University Press, 1970, cap. 7 («The Chronology of the Qur’ān»). ↩
- R. Blachère, Introduction au Coran, Parigi, 1947; e Le Coran. Traduction selon un essai de reclassement des sourates, 3 voll., 1947-1951. ↩
- A. Neuwirth, Der Koran als Text der Spätantike (2010), trad. ingl. The Qur’an and Late Antiquity; progetto Corpus Coranicum, Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften. ↩
- J. Wansbrough, Quranic Studies: Sources and Methods of Scriptural Interpretation, Oxford, 1977; P. Crone, Meccan Trade and the Rise of Islam, 1987. ↩
- Fakhr al-Dîn al-Râzî, Mafâtîh al-ghayb (al-Tafsîr al-kabîr), commento alla sura al-ʿAlaq. ↩
Idris de Vos