Religione, via, interpretazione

Religione

مِلّة / دين

La parola مِلّة è impiegata solo in rapporto a un profeta particolare. Si dice così, ad esempio, «مِلّة إبراهيم». Si tratta dunque della religione comunitaria presa nel suo insieme; ecco perché, per estensione, questo termine designa anche una comunità. Mi sembra pertinente tradurlo con «culto», come hanno fatto un certo numero di traduttori.

Invece, trattandosi degli individui, si dirà ad esempio «دين نبيل». La parola دين è dunque impiegata per la religione nella singolarità di ciascuno, che essa sia virtuosa o meno. Ecco perché si dice anche «فُلان حسن الدين» (il tale è di buona religione).

Quando il Corano parla della Religione, intesa come l’unica religione vera, si tratta allora della religione retta e immutabile «قَيِّم», il che fa riferimento alla parte essenziale e intemporale della religione. È il senso del versetto:

إِنَّ الدِّينَ عِندَ اللَّهِ الْإِسْلَامُ

La religione, agli occhi di Dio, è l’Islam. (3,19)

وَمَنْ أَحْسَنُ دِينًا مِمَّنْ أَسْلَمَ وَجْهَهُ لِلَّهِ وَهُوَ مُحْسِنٌ وَاتَّبَعَ مِلَّةَ إِبْرَاهِيمَ حَنِيفًا وَاتَّخَذَ اللَّهُ إِبْرَاهِيمَ خَلِيلًا

Chi mai professa una religione più bella di colui che rimette (serenamente ed esclusivamente) il proprio volto a Dio, agisce da benefattore e segue il culto di Abramo, puro credente, che Dio ha preso per amico? (4,125)

La guida

رُشْد / هُدى

La parola رُشْد fa riferimento a una sana disposizione interiore che permette all’individuo di seguire il buon cammino.

Quanto alla parola هُدى, essa fa riferimento alla guida in senso ampio, che essa provenga da sé o dall’esterno.

فَإِنْ آنَسْتُمْ مِنْهُمْ رُشْدًا فَادْفَعُوا إِلَيْهِمْ أَمْوَالَهُمْ

Se li ritenete capaci di agire assennatamente, consegnate loro i beni che appartengono loro. (4,6)

لَعَلِّي آتِيكُمْ مِنْهَا بِقَبَسٍ أَوْ أَجِدُ عَلَى النَّارِ هُدًى

Forse ve ne porterò un tizzone, o troverò grazie a questo fuoco una guida? (20,10)

Il cammino

سُنّة / مِنْهاج / شِرْعة / سبيل / سِراط / طريق

طريق: questo termine designa un cammino o una strada con un’accezione molto ampia. La sua radice طرَق significa battere (bussare, in particolare, alla porta). La parola طريق deriverebbe dunque, secondo alcuni, dal fatto che si calpesta (o si batte) con i piedi la strada.

صِراط: per alcuni, questa parola è l’equivalente di طريق, ma taluni precisano che si tratta di un cammino ben tracciato e agevole. Nel Corano è sempre impiegata in senso positivo. La sua radice س ر ط significa «inghiottire», e alcuni aggiungono che questo termine deriva in origine dal fatto che il cammino «inghiotte» coloro che lo percorrono. Mi sembra tuttavia che simili accostamenti siano assai azzardati.

Attenzione: la sua grafia più corrente è appunto صِراط, ma alcune letture del Corano la scrivono anche سِراط, il che corrisponde alla forma originaria della parola, conformemente alla sua radice. La grafia con il ص deriva dal fatto che il س è enfatizzato a causa della prossimità del ط.

سبيل: spesso utilizzato per designare piccoli sentieri. È anche comunemente impiegato in senso figurato in varie espressioni: può significare «una via», «una causa», «un espediente» o una «maniera».

شِرْعة / شَرِيعة: la radice شرَع evoca il fatto di andare, o di mettersi in cammino sulla via che conduce al punto d’acqua; simboleggia di conseguenza la via della salvezza, poiché non vi è salvezza senza acqua. Inoltre, dato che nessuno può fare a meno dell’acqua, si tratta per estensione di un cammino ampio e percorso da tutti.

مِنْهاج: attenendosi al senso della sua radice, questa parola evoca un cammino ben tracciato e chiaro.

سُنّة: questa parola deriva dalla parola «سَنّ» che designa lo scorrere agevole di una cosa, come l’acqua. Designa la «condotta» o il «modo di essere» degli individui. Può anche significare il «percorso». Si dice così «seguire la سنّة» come si dice «seguire le orme» di qualcuno in italiano. È per estensione la «tradizione».

L’interpretazione

تأويل / تفسير

Il Corano impiega questi due termini per parlare di interpretazione. Per renderne il senso, l’italiano oscilla tra diverse traduzioni: «commento», «interpretazione», «esegesi», «ermeneutica».

È piuttosto difficile distinguerli, ed è vero che in alcuni passi del Corano i due termini sembrano equivalenti. Osservate:

وَلَا يَأْتُونَكَ بِمَثَلٍ إِلَّا جِئْنَاكَ بِالْحَقِّ وَأَحْسَنَ تَفْسِيرًا

Non ti si presentano con una qualsiasi allegoria senza che Noi ti portiamo la verità e una migliore interpretazione. (25,33)

وَأَوْفُوا الْكَيْلَ إِذَا كِلْتُمْ وَزِنُوا بِالْقِسْطَاسِ الْمُسْتَقِيمِ ذَلِكَ خَيْرٌ وَأَحْسَنُ تَأْوِيلًا

Quando misurate, colmate la misura e pesate con la bilancia giusta. Ciò è preferibile, e di migliore interpretazione (o conseguenza). (35,17)

Etimologia

Sul piano etimologico, la parola تفسير significa in origine la «dissipazione del velo». Quanto alla parola تأويل, essa evoca un «rimando all’origine» o al senso «primo» (أوّل). Il تأويل è il ritorno allo scritto iniziale: vedere ciò che è scritto, e dunque ciò che accadrà, o ritrovare la parola di Dio iniziale, quella che non ha assunto la forma grossolana del linguaggio. In alcuni passi coranici, questa parola assume talvolta anche il senso di «conseguenza», «esito» o «realizzazione», il che costituisce di per sé una differenza notevole.

Nel Corano

Il primo termine (تفسير) è menzionato una sola volta nel Corano, nel passo citato sopra.

Il secondo (تأويل) è menzionato 17 volte. Ha talora chiaramente il senso di «interpretazione», talora chiaramente il senso di «conseguenza»; altre volte, entrambi i sensi sembrano adattarsi. Osservate:

قَالَ هَذَا فِرَاقُ بَيْنِي وَبَيْنِكَ سَأُنَبِّئُكَ بِتَأْوِيلِ مَا لَمْ تَسْتَطِعْ عَلَيْهِ صَبْرًا

Il Servo disse: «È qui che ci separiamo. Sto per darti la spiegazione delle cose di fronte alle quali hai perso la pazienza». (18,78)

أَمْ يَقُولُونَ افْتَرَاهُ قُلْ فَأْتُوا بِسُورَةٍ مِثْلِهِ وَادْعُوا مَنِ اسْتَطَعْتُمْ مِنْ دُونِ اللَّهِ إِنْ كُنْتُمْ صَادِقِينَ بَلْ كَذَّبُوا بِمَا لَمْ يُحِيطُوا بِعِلْمِهِ وَلَمَّا يَأْتِهِمْ تَأْوِيلُهُ

Oppure dicono: «L’ha inventato lui (Muhammad)?». Di’: «Componete dunque una sura simile a questa, e chiamate in vostro aiuto chi potete, all’infuori di Dio, se siete veritieri». Al contrario: hanno tacciato di menzogna ciò che non possono abbracciare con il loro sapere, e la cui interpretazione non è ancora giunta loro. (10,38-39)

وَدَخَلَ مَعَهُ السِّجْنَ فَتَيَانِ قَالَ أَحَدُهُمَا إِنِّي أَرَانِي أَعْصِرُ خَمْرًا وَقَالَ الْآخَرُ إِنِّي أَرَانِي أَحْمِلُ فَوْقَ رَأْسِي خُبْزًا تَأْكُلُ الطَّيْرُ مِنْهُ نَبِّئْنَا بِتَأْوِيلِهِ إِنَّا نَرَاكَ مِنَ الْمُحْسِنِينَ قَالَ لَا يَأْتِيكُمَا طَعَامٌ تُرْزَقَانِهِ إِلَّا نَبَّأْتُكُمَا بِتَأْوِيلِهِ قَبْلَ أَنْ يَأْتِيَكُمَا

Due servitori entrarono con lui in prigione. L’uno disse: «Mi sono visto [in sogno] mentre pigiavo del vino…». E l’altro disse: «E io, mi sono visto mentre portavo sul capo del pane che gli uccelli mangiavano. Informaci sull’interpretazione di questi sogni, ti vediamo tra i benefattori». Egli disse: «Il cibo che vi è assegnato non vi giungerà senza che io vi abbia informati della sua interpretazione, prima che vi sia servito». (12,36-37)

هُوَ الَّذِي أَنْزَلَ عَلَيْكَ الْكِتَابَ مِنْهُ آيَاتٌ مُحْكَمَاتٌ هُنَّ أُمُّ الْكِتَابِ وَأُخَرُ مُتَشَابِهَاتٌ فَأَمَّا الَّذِينَ فِي قُلُوبِهِمْ زَيْغٌ فَيَتَّبِعُونَ مَا تَشَابَهَ مِنْهُ ابْتِغَاءَ الْفِتْنَةِ وَابْتِغَاءَ تَأْوِيلِهِ وَمَا يَعْلَمُ تَأْوِيلَهُ إِلَّا اللَّهُ وَالرَّاسِخُونَ فِي الْعِلْمِ يَقُولُونَ آمَنَّا بِهِ كُلٌّ مِنْ عِنْدِ رَبِّنَا

Egli è Colui che ha fatto scendere su di te il Libro: al suo interno vi sono versetti espliciti, che sono la matrice del Libro, e altri equivoci. Quanto a coloro che hanno nel cuore una devianza, ne seguono la parte equivoca, aspirando a suscitare il turbamento e a darne l’interpretazione. Ora, nessuno ne conosce l’interpretazione, se non Dio. E coloro che sono saldamente radicati nella scienza dicono: «Abbiamo fede in Lui; tutto proviene dal nostro Signore!». (3,7)

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا أَطِيعُوا اللَّهَ وَأَطِيعُوا الرَّسُولَ وَأُولِي الْأَمْرِ مِنْكُمْ فَإِنْ تَنَازَعْتُمْ فِي شَيْءٍ فَرُدُّوهُ إِلَى اللَّهِ وَالرَّسُولِ إِنْ كُنْتُمْ تُؤْمِنُونَ بِاللَّهِ وَالْيَوْمِ الْآخِرِ ذَلِكَ خَيْرٌ وَأَحْسَنُ تَأْوِيلًا

O credenti! Obbedite a Dio, obbedite al Messaggero e a coloro tra voi che detengono l’autorità. Poi, se siete in disaccordo su qualunque cosa, rimettetela a Dio e al Messaggero, se credete in Dio e nell’Ultimo Giorno. Sarà assai meglio e di migliore interpretazione (o conseguenza). (4,59)

وَلَقَدْ جِئْنَاهُمْ بِكِتَابٍ فَصَّلْنَاهُ عَلَى عِلْمٍ هُدًى وَرَحْمَةً لِقَوْمٍ يُؤْمِنُونَ هَلْ يَنْظُرُونَ إِلَّا تَأْوِيلَهُ يَوْمَ يَأْتِي تَأْوِيلُهُ يَقُولُ الَّذِينَ نَسُوهُ مِنْ قَبْلُ قَدْ جَاءَتْ رُسُلُ رَبِّنَا بِالْحَقِّ

Abbiamo certo recato loro un Libro che abbiamo esposto in dettaglio, con piena conoscenza, come guida e misericordia per la gente che crede. Attendono forse soltanto la sua realizzazione? Il giorno in cui la sua realizzazione avrà luogo, coloro che prima lo dimenticavano diranno: «I messaggeri del nostro Signore sono venuti con la verità». (7,52-53)

Senso terminologico

Nella terminologia islamica, è anch’esso molto difficile distinguere questi due termini. Il commentatore Abû Qâsim al-Nîsâbûrî (m. 1016) fa un’osservazione che si potrà giudicare eccessiva, ma che riassume bene la problematica: «Vi sono ai nostri giorni esegeti eccellenti che non saprebbero dire la differenza tra tafsîr e ta’wîl se venisse loro chiesto». Per farsi un’idea dell’impiego di questi termini in un testo, bisogna dunque generalmente conoscere la definizione che ne dà l’autore.

La prima opinione, sostenuta in particolare dal celebre compagno Abû ‘Ubayda, è che non vi sia alcuna differenza tra questi due termini. Era del resto un’opinione molto comune tra i primi commentatori.

Secondo al-Râghib al-Isfahânî, il grande linguista: «La parola tafsîr è più generale della parola ta’wîl». In sintesi, egli afferma che il primo si impiega soprattutto per ciò che concerne il lessico, mentre il secondo si impiega per la semantica delle frasi o l’interpretazione generale, come nel caso dell’interpretazione dei sogni.

Secondo al-Maturîdî, la parola tafsîr si impiega per le interpretazioni certe, e la parola ta’wîl per le interpretazioni incerte.

Altri sono dell’avviso che il tafsîr riguardi l’interpretazione mediante le fonti testuali, mentre il ta’wîl riguardi l’interpretazione mediante le fonti della conoscenza (vale a dire della riflessione).

Al-Tha’labî è dell’avviso che il primo riguardi il senso proprio, mentre il secondo riguardi il senso implicito o figurato che il contesto illumina. Per esempio, nel versetto «Dio è in agguato», la parola «agguato» non è intesa nel senso proprio e richiede una vera interpretazione (ta’wîl). È un po’ verso quest’ultima opinione che i due termini si sono evoluti nell’uso attuale.

Questa opinione può del resto essere messa in relazione con due dualità pienamente coraniche: quella di esteriore (ẓâhir) e interiore (bâṭin) da un lato, e quella di esplicito (muḥkam) ed equivoco (mutashâbih) dall’altro.

Senso teologico

La parola ta’wîl è inoltre carica di un senso teologico che si riflette sul suo senso esegetico. Infatti, trattandosi degli attributi divini, esercitare il ta’wîl significa dare un senso metaforico agli attributi divini, o semplicemente attribuire loro un senso secondario. È, per esempio, interpretare l’amore di Dio come la Sua «benevolenza».

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