Le abitazioni
دار
La radice di questa parola è la stessa del verbo دار / يَدور (girare), il che induce taluni linguisti ad affermare che essa derivi dal fatto che la gente vi si affaccenda e vi «gira» molto.
Si può forse immaginare altresì che si trattasse, in origine, di una tenda di forma rotonda.
È anche questa la parola che il Corano impiega per parlare della «dimora ultima».
الَّذِينَ أُخْرِجُوا مِنْ دِيَارِهِمْ بِغَيْرِ حَقٍّ إِلَّا أَنْ يَقُولُوا رَبُّنَا اللَّهُ
Coloro che sono stati scacciati dalle loro case, senza ragione, solo per aver detto: «Il nostro Signore è Dio!» (22,40)
وَمَا هَذِهِ الْحَيَاةُ الدُّنْيَا إِلَّا لَهْوٌ وَلَعِبٌ وَإِنَّ الدَّارَ الْآخِرَةَ لَهِيَ الْحَيَوَانُ لَوْ كَانُوا يَعْلَمُونَ
La vita di questo mondo non è che divertimento e gioco. È la dimora ultima la vera vita: se solo sapessero! (29,64)
Nota: la parola «حيوان» è il maṣdar del verbo «حيّ». Essa significa dunque, in origine, «il vivere», per estensione «il vivente», poi «l’animale». Lo schema «فَعَلان» aggiunge il senso di «movimento» o di «effervescenza» che non si riscontra nella parola «حياة».
بَيْت
La radice di questa parola significa trascorrere la notte, come nel verbo بات / يَبِيت che ritroviamo nel passo: وَالَّذِينَ يَبِيتُونَ لِرَبِّهِمْ سُجَّدًا وَقِيَامًا — «Coloro che trascorrono la notte presso il loro Signore, prosternati o in piedi.» (25,64)
È anche la parola impiegata per designare la Kaaba, ovvero la Casa di Dio, بيت الله. Anche la tela del ragno è qualificata come بيت.
وَمَنْ يَخْرُجْ مِنْ بَيْتِهِ مُهَاجِرًا إِلَى اللَّهِ وَرَسُولِهِ ثُمَّ يُدْرِكْهُ الْمَوْتُ فَقَدْ وَقَعَ أَجْرُهُ عَلَى اللَّهِ
Chi esce dalla propria casa per emigrare verso Dio e il Suo Profeta e la morte lo coglie, la sua ricompensa spetta a Dio. (4,100)
إِنَّ أَوَّلَ بَيْتٍ وُضِعَ لِلنَّاسِ لَلَّذِي بِبَكَّةَ مُبَارَكًا وَهُدًى لِلْعَالَمِينَ
In verità, il primo tempio che sia stato fondato per gli uomini è quello di Bakka (La Mecca): [un luogo] benedetto e una guida per i mondi. (3,96)
وَإِنَّ أَوْهَنَ الْبُيُوتِ لَبَيْتُ الْعَنْكَبُوتِ
Certamente, la più fragile delle dimore è la dimora del ragno. (29,41)
مَنْزِل (ج منازِل)
Secondo la sua radice e il suo schema, questa parola significa letteralmente «il luogo della discesa»: quando si torna dal viaggio, si scende dalla propria cavalcatura.
Nel Corano la si trova soltanto al plurale, per designare le fasi della luna.
وَالْقَمَرَ قَدَّرْنَاهُ مَنَازِلَ حَتَّى عَادَ كَالْعُرْجُونِ الْقَدِيمِ
E alla luna abbiamo assegnato delle stazioni (o fasi), finché essa non ritorni simile al ramo di palma disseccato. (36,39)
مَسْكَن
Secondo la sua radice e il suo schema, questa parola significa letteralmente «il luogo di dimora (e di quiete)». È la dolce dimora, quella in cui si trova la serenità. È anche la parola impiegata per evocare la dimora delle formiche.
يَغْفِرْ لَكُمْ ذُنُوبَكُمْ وَيُدْخِلْكُمْ جَنَّاتٍ تَجْرِي مِنْ تَحْتِهَا الْأَنْهَارُ وَمَسَاكِنَ طَيِّبَةً
Egli vi perdonerà i vostri peccati e vi farà entrare nei Giardini sotto i quali scorrono i fiumi, e in piacevoli dimore. (61,12)
يَا أَيُّهَا النَّمْلُ ادْخُلُوا مَسَاكِنَكُمْ
«O formiche! Rientrate nelle vostre dimore.» (27,18)
Castelli e fortezze
قَصْر
È da questa parola che proviene, attraverso lo spagnolo, il termine «alcázar», passato nelle lingue europee; da essa deriva anche il nome della cittadina medievale di Alquézar. Nel Corano, قَصْر designa un castello o un palazzo.
فَكَأَيِّنْ مِنْ قَرْيَةٍ أَهْلَكْنَاهَا وَهِيَ ظَالِمَةٌ فَهِيَ خَاوِيَةٌ عَلَى عُرُوشِهَا وَبِئْرٍ مُعَطَّلَةٍ وَقَصْرٍ مَشِيدٍ
Quante città abbiamo fatto perire, inique com’erano, [lasciandole] crollate sui loro tetti; quanti pozzi abbandonati; quanti palazzi [pur ben] edificati! (22,45)
صَرْح
Taluni linguisti affermano che questo termine designi una costruzione che si scorge da lontano, poiché la radice significa «apparire, essere manifesto». Ciò spiegherebbe perché sia impiegato nel Corano per designare ora un palazzo, ora una torre.
قِيلَ لَهَا ادْخُلِي الصَّرْحَ فَلَمَّا رَأَتْهُ حَسِبَتْهُ لُجَّةً وَكَشَفَتْ عَنْ سَاقَيْهَا قَالَ إِنَّهُ صَرْحٌ مُمَرَّدٌ مِنْ قَوَارِيرَ
Le fu detto: «Entra nel palazzo!» Ma quando lo scorse, lo prese per uno specchio d’acqua e si scoprì le gambe. [Salomone] disse: «È un palazzo lastricato di cristallo!» (27,44)
وَقَالَ فِرْعَوْنُ يَا هَامَانُ ابْنِ لِي صَرْحًا لَعَلِّي أَبْلُغُ الْأَسْبَابَ أَسْبَابَ السَّمَاوَاتِ فَأَطَّلِعَ إِلَى إِلَٰهِ مُوسَى
E Faraone disse: «O Hâmân, costruiscimi una torre: forse raggiungerò le vie, le vie dei cieli, e scorgerò il Dio di Mosè.» (40,36-37)
حِصْن (ج حُصُون)
È la parola d’uso corrente per designare una fortezza. La si trova una sola volta nel Corano, al plurale. Ma la sua radice, che significa «proteggere e fortificare», vi ricorre numerose volte, in senso proprio (protezione di un luogo) o figurato (protezione dell’onore, la castità).
وَظَنُّوا أَنَّهُمْ مَانِعَتُهُمْ حُصُونُهُمْ مِنَ اللَّهِ فَأَتَاهُمُ اللَّهُ مِنْ حَيْثُ لَمْ يَحْتَسِبُوا
Ed essi pensavano che le loro fortezze li avrebbero difesi contro Dio. Ma Dio venne a loro da dove non se lo aspettavano affatto. (59,2)
صِيصِيّة (ج صياصٍ)
Questa parola, la cui radice evoca la protezione, designa anch’essa le fortezze. La si trova una sola volta nel Corano, al plurale, nello stesso contesto della precedente.
وَأَنْزَلَ الَّذِينَ ظَاهَرُوهُمْ مِنْ أَهْلِ الْكِتَابِ مِنْ صَيَاصِيهِمْ
Egli ha fatto scendere dalle loro fortezze quelli, tra la Gente del Libro, che li avevano sostenuti (i Coalizzati). (33,26)
بُرْج
Sembrerebbe che questa parola provenga dal latino burgus («fortificazione, torre fortificata»), a sua volta preso in prestito dal greco πύργος («torre, cinta munita di torri»). È questa stessa origine che avrebbe dato la parola «borgo» in italiano (altri linguisti la ricollegano all’indoeuropeo bhereg̑h, «tumulo»).
Nel Corano è impiegata quattro volte nella sua forma plurale بُرُوج (burûj), di cui tre volte per designare le costellazioni.
أَيْنَمَا تَكُونُوا يُدْرِكْكُمُ الْمَوْتُ وَلَوْ كُنْتُمْ فِي بُرُوجٍ مُشَيَّدَةٍ
Ovunque voi siate, la morte vi raggiungerà, foste pure in torri inespugnabili. (4,78)
وَالسَّمَاءِ ذَاتِ الْبُرُوجِ
Per il cielo adorno di costellazioni! (85,1)
Le camere
حُجْرة
Questa radice evoca la protezione e il divieto. È impiegata nel Corano per il «grembo, il seno», nonché per l’interdetto. La si ritrova anche nella parola حِجْر nel senso di «intelletto», poiché questo, si dice, preserva dall’incoerenza. Si tratta dunque, etimologicamente, della stanza in cui ci si sente al riparo e, per estensione, delle «camere».
إِنَّ الَّذِينَ يُنَادُونَكَ مِن وَرَاءِ الْحُجُرَاتِ أَكْثَرُهُمْ لَا يَعْقِلُونَ
Coloro che ti chiamano a gran voce da dietro le camere, la maggior parte di loro non ragiona. (49,4)
غُرْفة
I linguisti e i commentatori precisano che questa parola si impiega per le stanze sopraelevate, alcuni aggiungendo: alle quali si accede per mezzo di scale. Si tratta dunque di costruzioni più elaborate delle semplici abitazioni edificate al suolo. È per questo che il Corano impiega tale parola per parlare delle camere (o stanze/appartamenti) del Paradiso.
La radice significa in particolare «tagliare» e «separare». Forse la parola deriva dalla suddivisione in scomparti dell’abitazione, un po’ come l’etimologia della parola italiana «appartamento».
وَهُمْ فِي ٱلْغُرُفاتِ آمِنُونَ
Essi saranno al sicuro in stanze (sopraelevate). (34,37)
Le altre prossemiche
- Prossemica: Luci e ombre, nuvole e piogge
- Prossemica: Mare e montagna, giardini e frutti
- Prossemica: Cammelli, cavalli e navi
- Prossemica: L’essere umano e la famiglia
- Prossemica: Salire e scendere
- Prossemica: Andare, venire, tornare e restare
- Prossemica: Alzarsi, sedersi, coricarsi, dormire e svegliarsi
- Prossemica: Vedere e guardare, udire e ascoltare, percepire
- Prossemica: Parlare e tacere
- Prossemica 1: Spirito e anima, cuore e intelletto, corpo
- Prossemica 2: Sapere e agire, comprendere ed essere consapevoli
- Prossemica 3: Volere e potere
- Prossemica 4: Amare e temere
- Prossemica 5: Sperare, disperare ed essere in collera
- Prossemica 6: Credere e dubitare
- Prossemica 7: Buone e cattive azioni, ricompensa e punizione
- Prossemica 8: Religione, via, interpretazione
- Prossemica 9: Generosità e avarizia
- Prossemica 10: Creazione e misericordia
- Prossemica: I poveri
- Prossemica: Gli anni
- Prossemica: «Forse» (لعلّ e عسى)
- Prossemica: La maturità
- Prossemica: Gli abiti