Creazione e misericordia

I nomi divini relativi alla creazione, da un lato, e al perdono, dall’altro, sono i più numerosi che si trovino nella tradizione. È risaputo che la misericordia è il «cemento» della creazione, poiché il Signore dichiara: «Se Dio tenesse rigore agli uomini per ciò che hanno fatto, non lascerebbe sulla superficie della terra alcun essere vivente.» (35,45)

Ho quindi voluto chiudere questo lavoro di prossemica su questi due temi. Possa esso riuscire proficuo agli studenti. (L’autore)

La creazione

بدَع ــَـ / ذرَأ ــَـ / فطَر ــُـ / برَأ ــَـ / أَنْشَأَ / خَلَقَ ــُـ

خَلَقَ ــُـ

Il Corano impiega questa radice per designare la creazione a partire da elementi già esistenti. Proporrei qui il termine «plasmare» per tradurne il verbo.

هُوَ الَّذِي خَلَقَكُم مِّن طِينٍ

Egli è Colui che vi ha plasmati dall’argilla. (6,2)

Notiamo che questo verbo non è necessariamente associato a Dio. Il passo coranico qui sotto lascia infatti intendere che sia in uso anche per altri che non siano Lui, anche se non si tratta allora di una creazione della stessa natura.

فَتَبَارَكَ اللَّهُ أَحْسَنُ الْخَالِقِينَ

Benedetto sia Dio, il più eccellente dei creatori! (23,14)

La radice di questo termine racchiude l’idea di misura. Si dice così «خلق الأديم» (misurare il cuoio) quando lo si misura prima di tagliarlo. Il termine coranico della stessa radice «خَلاق» (sorte) assume il medesimo senso.

أَنْشَأَ

La radice di questo termine evoca l’elevazione e la crescita. Si impiega comunemente il verbo «نَشَأَ», di forma prima, nel senso di «essere elevato». La forma quarta «أَنْشَأَ» significa dunque in origine «far crescere» o «elevare». Proporrei qui il termine «far crescere» per tradurne il verbo.

فَأَنْشَأْنَا لَكُمْ بِهِ جَنَّاتٍ مِنْ نَخِيلٍ وَأَعْنَابٍ

Per mezzo di essa abbiamo fatto crescere per voi giardini di palme e di viti. (23,19)

Esso assume per estensione il senso di «creare».

ثُمَّ خَلَقْنَا النُّطْفَةَ عَلَقَةً فَخَلَقْنَا الْعَلَقَةَ مُضْغَةً فَخَلَقْنَا الْمُضْغَةَ عِظَامًا فَكَسَوْنَا الْعِظَامَ لَحْمًا ثُمَّ أَنْشَأْنَاهُ خَلْقًا آخَرَ

Poi, da quella goccia, abbiamo plasmato un grumo di sangue; dal grumo abbiamo quindi plasmato una massa grumosa; poi da quella massa abbiamo plasmato delle ossa; abbiamo allora rivestito le ossa di carne. Dopodiché abbiamo fatto crescere l’uomo in un’altra creazione. (23,14)

Esso è impiegato anche nel senso di «cominciare a fare qualcosa».

بَرَأَ ــَـ

È generalmente ammesso che questo termine sia sinonimo del verbo «خلق», e le sfumature che alcuni autori evocano tra i due sono assai disparate, se non addirittura contraddittorie. Riprenderò qui gli elementi che mi paiono più pertinenti.

La radice di questo verbo evoca la separazione, la rottura o il taglio. Il termine «بَراءة» (innocenza) può così essere inteso come l’essere «reciso» da ogni legame con l’atto su cui verte l’accusa; e il verbo «برِأ» (essere guarito) come «rompere con la malattia». Altri affermano che il nome divino «بارِئ» designi Colui che trae una cosa da un’altra, donde l’idea di rottura o di separazione. Nella lingua, il verbo «برَأ» si applica generalmente agli esseri viventi, il che si spiega forse col fatto che i viventi provengono dai viventi. Il termine «بَرِيّة» evoca appunto le «creature»: si dice che la sua radice sia in origine ب ر ء, ma che la hamza sia scomparsa in questa parola per ragioni fonetiche «di alleggerimento».

Il nome بارِئ può dunque essere inteso come Colui che trae le cose le une dalle altre, o Colui che crea gli esseri distinti gli uni dagli altri. Proporrei qui il termine «generare» per tradurne il verbo.

مَا أَصَابَ مِنْ مُصِيبَةٍ فِي الْأَرْضِ وَلَا فِي أَنْفُسِكُمْ إِلَّا فِي كِتَابٍ مِنْ قَبْلِ أَنْ نَبْرَأَهَا إِنَّ ذَلِكَ عَلَى اللَّهِ يَسِيرٌ

Nessuna calamità sopraggiunge sulla terra o in voi stessi senza essere stata iscritta in un Libro prima che Noi la generiamo. Questa è davvero cosa facile per Dio! (57,22)

فطَر ــُـ

La radice di questo verbo significa «fendere». La si usa per dire fendere il legno, per esempio. Si dice anche «فطر النَبات» quando la pianta fende la terra e spunta. Il termine coranico فُطُور evoca anch’esso esplicitamente «le fenditure» o «gli interstizi».

Si può dunque dire che il Nome divino «فاطِر» sia il creatore che fa sorgere il vivente, o che genera una fenditura da cui sorge la creazione — il che ne fa simbolicamente un nome eminentemente maschile. Alcuni lo accostano del resto alla radice indoeuropea che si ritrova nella parola «pader» in persiano, o «father» in inglese. Ma non ho trovato nulla su questo possibile legame remoto; il punto meriterebbe una ricerca specifica. Proporrei qui il termine «far sorgere» per tradurne il verbo.

إِنِّي وَجَّهْتُ وَجْهِيَ لِلَّذِي فَطَرَ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ حَنِيفًا وَمَا أَنَا مِنَ الْمُشْرِكِينَ

Rivolgo il mio viso, da puro credente, verso Colui che ha fatto sorgere i cieli e la terra, e non sono tra gli associatori. (6,79)

Questa radice dà anche il termine فِطْرة, che si associa comunemente alla «natura primordiale».

فَأَقِمْ وَجْهَكَ لِلدِّينِ حَنِيفًا فِطْرَتَ اللَّهِ الَّتِي فَطَرَ النَّاسَ عَلَيْهَا لَا تَبْدِيلَ لِخَلْقِ اللَّهِ ذَلِكَ الدِّينُ الْقَيِّمُ وَلَكِنَّ أَكْثَرَ النَّاسِ لَا يَعْلَمُونَ

Rivolgi il tuo viso verso la Religione, da puro credente, secondo la natura di cui Dio ha dotato gli uomini facendoli sorgere. La creazione di Dio non ammette mutamento. Tale è la Religione immutabile, ma la maggior parte degli uomini non sa. (30,30)

ذرَأ ــَـ

La radice di questo verbo (che non è impiegata nei nomi divini) evoca l’apparenza. Evoca anche il fatto di «diffondere» o «disseminare». Il verbo «ذرَأ» significa così «creare» con la sfumatura di «rendere manifeste (le creature)», o «di moltiplicarle e diffonderle». Proporrei qui il termine «manifestare» per tradurlo.

قُلْ هُوَ الَّذِي ذَرَأَكُمْ فِي الْأَرْضِ وَإِلَيْهِ تُحْشَرُونَ

Di’: «È Lui che vi ha manifestati sulla terra e verso il Quale sarete radunati.» (67,24)

بدَع ــَـ

La radice di questo verbo evoca l’innovazione, come appare chiaramente nel termine «بِدْعة». Si tratta dunque della creazione senza precedenti, ovvero dell’«innovazione». Il nome divino «بديع» significa quindi il «Creatore innovatore», «l’Innovatore» o anche «l’Ideatore». Proporrei qui il termine «ideare» per tradurne il verbo, e «ideatore» per il nome.

بَدِيعُ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضِ أَنَّى يَكُونُ لَهُ وَلَدٌ وَلَمْ تَكُنْ لَهُ صَاحِبَةٌ وَخَلَقَ كُلَّ شَيْءٍ وَهُوَ بِكُلِّ شَيْءٍ عَلِيمٌ

Ideatore dei cieli e della terra, come potrebbe avere un figlio, quando non ha compagna, quando ha creato ogni cosa e conosce ogni cosa? (6,101)

Il perdono

رأَف ــَـ / تاب / يَتُوب / صفَح ــَـ / عَفا / يَعْفو / غفَر ــِـ / رحِم ــَـ

رحِم ــَـ

La radice di questo verbo è anche quella del termine «رَحِم», che significa «l’utero», il che gli conferisce una connotazione materna assai marcata. Si tratta di «avvolgere» nella misericordia, come appare del resto metaforicamente nel testo coranico:

وَرَحْمَتِي وَسِعَتْ كُلَّ شَيْءٍ

E la Mia misericordia abbraccia ogni cosa. (7,156)

I due Nomi divini «رحمان» e «رحيم» occupano un posto preminente nel Corano per via del loro impiego frequente, anche se i commentatori sono divisi sulla questione della «بسملة» all’inizio delle sure: fa parte del Corano oppure no? (Questione che non si pone riguardo alla بسملة presente nel testo della sura de «La Formica».) Questi due nomi divini compaiono in numerosi altri luoghi. Il primo è posto sullo stesso piano del Nome «الله» nel celebre passo:

قُلِ ادْعُوا اللَّهَ أَوِ ادْعُوا الرَّحْمَنَ أَيًّا مَا تَدْعُوا فَلَهُ الْأَسْمَاءُ الْحُسْنَى

Di’: «Invocate Dio, oppure invocate il Tutto Misericordioso. Con qualunque nome Lo chiamiate, a Lui appartengono i nomi più belli.» (17,110)

In rapporto alla creazione, è ancora questo Nome che si ritrova nel passo seguente:

تَنْزِيلًا مِمَّنْ خَلَقَ الْأَرْضَ وَالسَّمَاوَاتِ الْعُلَى الرَّحْمَنُ عَلَى الْعَرْشِ اسْتَوَى

[È] una rivelazione da parte di Colui che ha creato la terra e i cieli più elevati. Il Tutto Misericordioso Si è assiso sul Trono. (20,4-5)

È evidente che, perché la creazione permanga, occorre che all’imperfezione universale degli esseri creati sopperisca una tolleranza assoluta e altrettanto universale dell’Essere divino che la perpetua. Il che illumina il versetto seguente:

وَلَوْ يُؤَاخِذُ اللَّهُ النَّاسَ بِمَا كَسَبُوا مَا تَرَكَ عَلَى ظَهْرِهَا مِنْ دَابَّةٍ

Se Dio tenesse rigore alle genti per ciò che compiono, non risparmierebbe un solo degli esseri che si muovono sulla superficie [della terra]. (35,45)

غفَر ــِـ

Questo verbo significa anche «velare», «nascondere» o «ricoprire». Si dice per esempio «غفَر الشَيْب بالخِضاب» («coprire i capelli bianchi con la tintura di henné»). Si tratta dunque, per estensione, dell’azione di «coprire le colpe» o di «dissimularle».

قُلْ لِلَّذِينَ كَفَرُوا إِنْ يَنْتَهُوا يُغْفَرْ لَهُمْ مَا قَدْ سَلَفَ

Di’ a coloro che rinnegano che, se cessano, sarà taciuto loro ciò che è passato. (8,38)

عفا / يعفو

Nel senso più concreto, questo verbo significa «cancellare», «cancellarsi» o «essere celato». Si dice per esempio «عفا الأثر» (la traccia è cancellata). Per estensione significa «cancellare una colpa», come si dice «fare tabula rasa» o «passare un colpo di spugna».

Alcuni commentatori precisano che il عَفْو può intervenire dopo la punizione o prima, mentre il غُفْران esclude fin da subito ogni punizione.

La sua radice evoca anche l’idea di «eccedente» o di «superfluo», come nel passo coranico seguente:

وَيَسْأَلُونَكَ مَاذَا يُنْفِقُونَ قُلِ الْعَفْوَ

Ti chiedono che cosa debbano spendere. Di’ loro: «L’eccedente.» (2,219)

Questi due sensi si congiungono nell’idea di far grazia per grandezza d’animo, considerando le cose prive d’importanza. È ciò che evoca il versetto seguente:

وَإِنْ طَلَّقْتُمُوهُنَّ مِنْ قَبْلِ أَنْ تَمَسُّوهُنَّ وَقَدْ فَرَضْتُمْ لَهُنَّ فَرِيضَةً فَنِصْفُ مَا فَرَضْتُمْ إِلَّا أَنْ يَعْفُونَ أَوْ يَعْفُوَ الَّذِي بِيَدِهِ عُقْدَةُ النِّكَاحِ

Se le ripudiate prima di averle toccate, dopo aver fissato la dote, allora la metà di questa [le spetta], a meno che ella non ve ne faccia grazia (o vi rinunci gentilmente), lei o colui che l’ha rappresentata nel matrimonio. (2,237)

Infine, il verbo عفا può significare «diventare eccedente» e dunque «moltiplicarsi e prosperare». È quest’ultimo senso che si trova nel versetto seguente:

ثُمَّ بَدَّلْنَا مَكَانَ السَّيِّئَةِ الْحَسَنَةَ حَتَّى عَفَوْا وَقَالُوا قَدْ مَسَّ آبَاءَنَا الضَّرَّاءُ وَالسَّرَّاءُ

Poi sostituimmo il male con il bene finché divennero prosperi (o numerosi) e dissero: «I nostri padri sono già stati toccati dalla miseria e dall’agiatezza.» (7,95)

È del resto questa nozione di «eccedente» che spiega perché il termine «عَفْوًا», nel linguaggio corrente, possa significare «scusa!» o «per favore»: nel primo caso si tratta di passar sopra a ciò che non conta molto; nel secondo, di accettare di fare qualcosa considerando, per grandezza d’animo, che è cosa da poco.

صفَح ــَـ

La radice di questo verbo evoca il lato piatto o il fianco di una cosa. Il termine صَفْح designa così la «guancia» o il «fianco» di un individuo. Designa anche la «facciata», la «pagina» o il «piatto» della spada.

L’espressione «ونظر إِليه بصَفْحِ وجهه» significa propriamente «guardare dal lato del viso». Si può così scorgere, nell’origine del verbo costruito su questa radice, il fatto di distogliere lo sguardo da una cosa e dunque di «porgerle la guancia (o il fianco)». Per estensione, significa «passare oltre».

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا إِنَّ مِنْ أَزْوَاجِكُمْ وَأَوْلَادِكُمْ عَدُوًّا لَكُمْ فَاحْذَرُوهُمْ وَإِنْ تَعْفُوا وَتَصْفَحُوا وَتَغْفِرُوا فَإِنَّ اللَّهَ غَفُورٌ رَحِيمٌ

O voi che credete! Le vostre spose e i vostri figli sono per voi nemici! State in guardia! Se cancellate [la questione], se passate oltre, e se perdonate, sappiate che Dio è Colui che perdona ed è misericordioso. (64,14)

Nel Corano si trova anche l’espressione «ضرَب صَفْحًا» nel senso di «rinunciare a fare qualcosa», o più banalmente «lasciar perdere».

أَفَنَضْرِبُ عَنْكُمُ الذِّكْرَ صَفْحًا أَنْ كُنْتُمْ قَوْمًا مُسْرِفِينَ

Dovremmo forse rinunciare a rivolgervi il Monito con il pretesto che siete un popolo sregolato? (43,5)

تاب / يَتوب

Questo verbo significa anzitutto «tornare», il che lo avvicina a «ثاب» e a «آب». Si tratta dunque, in origine, di tornare alla buona condotta, alla ragione, ecc. Impiegato con «إلى», significa pentirsi; e impiegato con «على», significa perdonare. Questi due sensi sono riuniti nel versetto qui sotto:

وَظَنُّوا أَن لَّا مَلْجَأَ مِنَ اللَّهِ إِلَّا إِلَيْهِ ثُمَّ تَابَ عَلَيْهِمْ لِيَتُوبُوا إِنَّ اللَّهَ هُوَ التَّوَّابُ الرَّحِيمُ

Pensavano che non esistesse alcun rifugio contro Dio, se non Lui stesso. Dio allora è tornato a loro, affinché essi tornassero a Lui. Dio è Colui che accoglie ogni pentimento, il Clemente. (9,118)

رأَف ــَـ

Questo verbo significa provare compassione per qualcuno, in particolare per un colpevole, come avviene nel passo seguente:

وَلاَ تَأْخُذْكُمْ بِهِمَا رَأْفَةٌ فِي دِينِ اللهِ

Non siate presi da compassione verso di loro nella religione di Dio. (24,2)

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