Le buone azioni
صالِحات / حَسَنات
Questi due termini hanno un uso molto affine. Si può tuttavia osservare che la parola حسنة è impiegata il più delle volte al singolare nel Corano (2 volte al plurale). È opposta alla parola سيّئة. La sua radice significa «bello», «buono».
Quanto alla parola صالحة, essa è impiegata solo al plurale e generalmente preceduta dal verbo عمِل. La sua radice evoca una cosa «sana», «integra», «in buono stato». Non ha un contrario sistematico, ma può essere opposta alla radice ف س د (corrotto, degradato, malsano) o alla radice س ي ء, come per il termine حسنة.
مَنْ جَاءَ بِالْحَسَنَةِ فَلَهُ عَشْرُ أَمْثَالِهَا وَمَنْ جَاءَ بِالسَّيِّئَةِ فَلَا يُجْزَى إِلَّا مِثْلَهَا
Chi si presenterà con una buona azione ne riceverà dieci volte l’equivalente, mentre chi si presenterà con una cattiva azione sarà retribuito soltanto con il suo equivalente. (6,160)
إِنَّ الْحَسَنَاتِ يُذْهِبْنَ السَّيِّئَاتِ
In verità, le buone azioni scacciano le cattive. (11,114)
أَمْ نَجْعَلُ الَّذِينَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ كَالْمُفْسِدِينَ فِي الْأَرْضِ أَمْ نَجْعَلُ الْمُتَّقِينَ كَالْفُجَّارِ
Tratteremo forse coloro che credono e compiono opere pie come coloro che corrompono la terra? O tratteremo coloro che sono attenti come i prevaricatori? (38,28)
وَمَا يَسْتَوِي الْأَعْمَى وَالْبَصِيرُ وَالَّذِينَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ وَلَا الْمُسِيءُ
Il cieco e il vedente non sono sullo stesso piano, così come non lo sono coloro che credono e compiono buone opere e coloro che fanno il male. (40,58)
Le cattive azioni e i peccati
سَيِّئة
Questo termine designa letteralmente l’azione «cattiva». Se ne ritrova la radice nel termine coranico سُوء, «il male».
إِنْ تَجْتَنِبُوا كَبَائِرَ مَا تُنْهَوْنَ عَنْهُ نُكَفِّرْ عَنْكُمْ سَيِّئَاتِكُمْ وَنُدْخِلْكُمْ مُدْخَلًا كَرِيمًا
Se evitate le più gravi [azioni] che vi sono vietate, cancelleremo le vostre cattive azioni e vi introdurremo in un luogo onorevole. (4,31)
إثْم
È difficile distinguere questo termine dal seguente (ذَنْب), poiché entrambi significano comunemente il «peccato». Sono dunque generalmente considerati sinonimi. Li si può tuttavia distinguere per la loro etimologia: la radice di questo primo termine evoca in particolare la lentezza e il ritardo e, secondo alcuni linguisti, إثم deriverebbe in origine dal «venir meno» rispetto al bene.
لَئِنْ بَسَطْتَ إِلَيَّ يَدَكَ لِتَقْتُلَنِي مَا أَنَا بِبَاسِطٍ يَدِيَ إِلَيْكَ لِأَقْتُلَكَ إِنِّي أَخَافُ اللَّهَ رَبَّ الْعَالَمِينَ إِنِّي أُرِيدُ أَنْ تَبُوءَ بِإِثْمِي وَإِثْمِكَ فَتَكُونَ مِنْ أَصْحَابِ النَّارِ وَذَلِكَ جَزَاءُ الظَّالِمِينَ
Se tu alzi la mano su di me per uccidermi, io non alzerò la mano su di te per ucciderti. Io temo Dio, il Signore dei mondi. Ciò che voglio è che tu prenda su di te il mio peccato e il tuo, e che tu divenga uno degli ospiti del Fuoco; e tale è la retribuzione degli iniqui! (5,28-29)
ذَنْب
Questo termine è costruito sulla stessa radice della parola ذَنَب, che designa «la coda». Per estensione, fa riferimento a tutto ciò che viene dopo, e quindi alle conseguenze. La parola ذَنْب sarebbe così impiegata in origine per designare ciò di cui si riprovano le conseguenze, e per estensione, i peccati.
وَلَهُمْ عَلَيَّ ذَنْبٌ فَأَخَافُ أَنْ يَقْتُلُونِ
Hanno una colpa da rimproverarmi, e temo che mi uccidano. (26,14)
جُناح
La radice di questo termine evoca l’inclinazione. Si tratta così delle azioni che «si scostano» dalla buona condotta, le «devianze».
لَيْسَ عَلَيْكُمْ جُنَاحٌ أَنْ تَبْتَغُوا فَضْلًا مِنْ رَبِّكُمْ
Nessuno scostamento vi è imputato nel cercare una grazia dal vostro Signore. (2,198)
حُوب و حَوْب
Questo termine evoca un venir meno ai doveri, in particolare nei confronti delle persone a carico. È, a quanto pare, in questo senso preciso che va inteso nel solo versetto coranico in cui compare:
وَلَا تَأْكُلُوا أَمْوَالَهُمْ إِلَى أَمْوَالِكُمْ إِنَّهُ كَانَ حُوبًا كَبِيرًا
Non mangiate i loro beni insieme ai vostri: è davvero una grave mancanza al dovere. (4,2)
خَطَأ و خطيئة
Il primo di questi due termini ha un senso molto ampio, poiché designa le colpe, siano esse volontarie o meno. I linguisti indicano generalmente che il secondo designa le colpe intenzionali.
وَمَا كَانَ لِمُؤْمِنٍ أَنْ يَقْتُلَ مُؤْمِنًا إِلَّا خَطَأً
Non spetta a un Credente (o leale) uccidere un altro Credente, se non per errore. (4,92)
وَالَّذِي أَطْمَعُ أَنْ يَغْفِرَ لِي خَطِيئَتِي يَوْمَ الدِّينِ
Ed è Lui che, lo spero, mi perdonerà le mie colpe nel Giorno della Retribuzione. (26,82)
زَلَل
La radice di questo termine significa «scivolare». Si tratta dunque di un «passo falso», ossia di una cattiva azione di carattere eccezionale. Il Corano impiega solo la forma verbale di questa radice.
وَلَا تَتَّخِذُوا أَيْمَانَكُمْ دَخَلًا بَيْنَكُمْ فَتَزِلَّ قَدَمٌ بَعْدَ ثُبُوتِهَا
Non prendete i vostri giuramenti come inganno reciproco, altrimenti dei piedi scivolerebbero dopo essere stati saldi. (16,94)
لَمَم
Il verbo أَلَمَّ significa «chinarsi furtivamente su qualcosa» o «guardare rapidamente». Di conseguenza, secondo i commentatori, il لَمَم significa o una cattiva azione compiuta una sola volta, o un’azione contemplata ma non commessa, o un piccolo peccato. Lo si potrebbe così tradurre con «colpa passeggera».
الَّذِينَ يَجْتَنِبُونَ كَبَائِرَ الْإِثْمِ وَالْفَوَاحِشَ إِلَّا اللَّمَمَ إِنَّ رَبَّكَ وَاسِعُ الْمَغْفِرَةِ هُوَ أَعْلَمُ بِكُمْ إِذْ أَنْشَأَكُمْ مِنَ الْأَرْضِ وَإِذْ أَنْتُمْ أَجِنَّةٌ فِي بُطُونِ أُمَّهَاتِكُمْ فَلَا تُزَكُّوا أَنْفُسَكُمْ هُوَ أَعْلَمُ بِمَنِ اتَّقَى
Coloro che evitano i peccati più gravi e le turpitudini e che non commettono che colpe passeggere. In verità, il perdono del tuo Signore è vasto. È Lui che vi conosce meglio, fin da quando vi ha creati dalla terra e quando eravate embrioni nel ventre delle vostre madri. Non attribuitevi la purezza: è Lui che conosce meglio coloro che sono attenti. (53,32)
Ricompense e retribuzioni
ثواب
La radice di questa parola evoca il ritorno. Si tratta dunque letteralmente di ciò che «ci spetta» in retribuzione dei nostri atti. La parola ثواب è sempre impiegata positivamente nel Corano.
فَآتَاهُمُ اللَّهُ ثَوَابَ الدُّنْيَا وَحُسْنَ ثَوَابِ الْآخِرَةِ وَاللَّهُ يُحِبُّ الْمُحْسِنِينَ
Dio diede loro dunque la ricompensa spettante loro quaggiù, così come la bella ricompensa spettante loro nell’aldilà. E Dio ama i benefattori. (3,148)
أجر
Questa parola designa in origine il salario dato a colui di cui si affittano i servizi o i beni. È dunque, per così dire, una forma di ricompensa «contrattuale». È sempre impiegata in senso positivo nel Corano.
وَجَاءَ السَّحَرَةُ فِرْعَوْنَ قَالُوا إِنَّ لَنَا لَأَجْرًا إِنْ كُنَّا نَحْنُ الْغَالِبِينَ قَالَ نَعَمْ وَإِنَّكُمْ لَمِنَ الْمُقَرَّبِينَ
E i maghi vennero da Faraone dicendo: «Vi sarà davvero un salario per noi se saremo vincitori?». Egli disse: «Sì, e sarete certamente tra i ravvicinati». (7,113-114)
جزاء
Questa parola fa riferimento a una ricompensa che non è necessariamente legata a un contratto o a una contropartita determinata in anticipo. Può dunque essere impiegata per una ricompensa attribuita a titolo gratuito. È impiegata sia positivamente sia negativamente nel Corano.
Nota: non si possono stipulare con Dio dei «contratti» relativi al compimento di cattive azioni. Forse è questo il segreto di questi due usi distinti.
وَجَزَاءُ سَيِّئَةٍ سَيِّئَةٌ مِثْلُهَا فَمَنْ عَفَا وَأَصْلَحَ فَأَجْرُهُ عَلَى اللَّهِ إِنَّهُ لَا يُحِبُّ الظَّالِمِينَ
E la retribuzione di un male è un male identico. E per chiunque perdoni e operi per la concordia, il salario incombe a Dio. In verità, Dio non ama gli ingiusti. (42,40)
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