Riflettere, meditare, essere consapevoli
تَفَكّر / تدبّر / تَفَقَّهَ / عقَل
La radice عقل compare numerose volte nel Corano, sempre nella forma verbale عقَل («ragionare»), ma mai nella forma del nome عَقْل («intelletto» o «ragione»). Ciò induce alcuni studiosi ad affermare che si tratti di un’esortazione a mettere in opera «l’intelletto» e a non dare per acquisito ciò che esso coglie.
Il verbo تفكّر esprime l’idea di riflessione meditativa. Nel Corano si tratta sempre di considerare i «segni» o le «parabole» che il Signore ci rivolge.
Il verbo تدبّر proviene dalla radice دبر, che significa «dietro». Ciò induce i linguisti ad affermare che questo verbo significhi «riflettere su ciò che sta dietro le cose», ossia non arrestarsi alla loro superficie. Compare soltanto due volte nel Corano, e in entrambi i casi si tratta di riflettere sul Testo sacro stesso.
Quanto al verbo تفقّه, esso è derivato dal verbo فقِه che significa «comprendere in profondità o con precisione le cose». Si tratta dunque di adoperarsi per acquisire questa comprensione profonda.
إِنَّ شَرَّ الدَّوَابِّ عِنْدَ اللَّهِ الصُّمُّ الْبُكْمُ الَّذِينَ لَا يَعْقِلُونَ
In verità, le peggiori creature presso Dio sono i sordomuti che non ragionano. (8,22)
أَوَلَمْ يَتَفَكَّرُوا فِي أَنْفُسِهِمْ مَا خَلَقَ اللَّهُ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضَ وَمَا بَيْنَهُمَا إِلَّا بِالْحَقِّ
Non hanno forse meditato dentro di sé? Dio non ha creato i cieli e la terra e ciò che sta tra i due se non per mezzo della Verità. (30,8)
وَمِنْ آيَاتِهِ أَنْ خَلَقَ لَكُمْ مِنْ أَنْفُسِكُمْ أَزْوَاجًا لِتَسْكُنُوا إِلَيْهَا وَجَعَلَ بَيْنَكُمْ مَوَدَّةً وَرَحْمَةً إِنَّ فِي ذَلِكَ لَآيَاتٍ لِقَوْمٍ يَتَفَكَّرُونَ
E fra i Suoi segni vi è che Egli ha creato per voi, da voi stessi, delle spose affinché troviate quiete presso di loro. E ha posto tra voi affetto e compassione. In ciò vi sono davvero segni per gente che medita. (30,21)
وَيَسْأَلُونَكَ مَاذَا يُنْفِقُونَ قُلِ الْعَفْوَ كَذَلِكَ يُبَيِّنُ اللَّهُ لَكُمُ الْآيَاتِ لَعَلَّكُمْ تَتَفَكَّرُونَ
Ti interrogano anche su ciò che devono spendere [in elemosine]. Di’: «Il superfluo». È così che Dio vi spiega i segni. Forse mediterete. (2,219)
أَفَلَا يَتَدَبَّرُونَ الْقُرْآنَ وَلَوْ كَانَ مِنْ عِنْدِ غَيْرِ اللَّهِ لَوَجَدُوا فِيهِ اخْتِلَافًا كَثِيرًا
Non meditano dunque sul Corano? Se provenisse da altri che Dio, vi troverebbero di certo molte contraddizioni! (4,82)
أَفَلَا يَتَدَبَّرُونَ الْقُرْآنَ أَمْ عَلَى قُلُوبٍ أَقْفَالُهَا
Non meditano sul Corano? O vi sono sui cuori dei catenacci? (47,24)
فَلَوْلَا نَفَرَ مِنْ كُلِّ فِرْقَةٍ مِنْهُمْ طَائِفَةٌ لِيَتَفَقَّهُوا فِي الدِّينِ وَلِيُنْذِرُوا قَوْمَهُمْ إِذَا رَجَعُوا إِلَيْهِمْ لَعَلَّهُمْ يَحْذَرُونَ
Perché un gruppo di uomini di ogni clan non partirebbe per acquisire la comprensione profonda della religione e ammonire i propri al ritorno? Forse così sarebbero vigili. (9,122)
Comprendere
فقِه ــَـ / فهِم ــَـ
Il verbo فهم significa semplicemente «comprendere». Compare tuttavia una sola volta nel Corano, e nella sua forma derivata فهّم («far comprendere»).
Il verbo فقِه significa più specificamente la «comprensione profonda (o precisa)» di una cosa. Contrariamente al precedente, è molto comune nel Testo sacro. Notiamo che la parola فِقْه ha assunto il senso di «giurisprudenza» con lo sviluppo delle scienze islamiche, ma che il suo senso coranico è appunto la «comprensione» (si veda anche il verbo تَفَقَّه qui sopra, che ne è derivato).
فَفَهَّمْنَاهَا سُلَيْمَانَ وَكُلًّا آتَيْنَا حُكْمًا وَعِلْمًا
L’abbiamo (la faccenda) fatta comprendere a Salomone. E a entrambi avevamo dato la saggezza e la scienza. (21,79)
وَاحْلُلْ عُقْدَةً مِنْ لِسَانِي يَفْقَهُوا قَوْلِي
E sciogli il nodo della mia lingua [affinché] comprendano la mia parola. (20,27-28)
قَدْ فَصَّلْنَا الْآيَاتِ لِقَوْمٍ يَفْقَهُونَ
Abbiamo esplicitato i segni per gente che comprende. (6,98)
وَلَقَدْ ذَرَأْنَا لِجَهَنَّمَ كَثِيرًا مِنَ الْجِنِّ وَالْإِنْسِ لَهُمْ قُلُوبٌ لَا يَفْقَهُونَ بِهَا
Abbiamo creato per la Geenna un gran numero di ginn e di uomini. Hanno cuori con cui non comprendono. (7,179)
وَإِن مِّن شَيْءٍ إِلَّا يُسَبِّحُ بِحَمْدِهِ وَلَٰكِن لَّا تَفْقَهُونَ تَسْبِيحَهُمْ
Non v’è nulla che non celebri la Sua lode, ma voi non comprendete la loro glorificazione. (17,44)
Conoscere e sapere
دَرَى / يَدِرِي / علِم ــَـ / عرَف ــِـ
I linguisti sono generalmente alquanto disorientati dalla distinzione tra questi due termini. La migliore definizione, a mio avviso, è quella che ne ha dato Badr Ad-Dîn al-‘Aynî:
الفرق بَين الْعلم والمعرفة، أَن الْمعرفَة إِدْرَاك الجزئيات، وَالْعلم إِدْرَاك الكليات
«La differenza tra il ʿilm e la maʿrifa è che la seconda consiste nell’apprensione delle realtà analitiche (o particolari: juzʾiyyât), mentre il primo consiste nell’apprensione delle realtà sintetiche (o generali: kulliyyât)».
Questi verbi sono abbastanza simili a «sapere» e «conoscere» in italiano. Si impiega così عرف per designare la conoscenza che si ha di una persona o di una città, in quanto realtà complesse: «Conosco la Mecca» (أعرف مكّة). Al contrario, si impiegano علم e دري per esprimere la conoscenza di un fatto semplice o considerato globalmente: «So che Ahmed è meccano» (أعلم أنّ أحمد مكّيّ). Questo verbo è del resto spesso seguito da أَنَّ (che). In arabo moderno si impiega spesso عرف nel senso di «sapere», il che crea grande confusione rispetto all’uso coranico.
Notiamo che in certi casi, come in italiano, i due termini si sovrappongono: si può dire «sai la verità» o «conosci la verità». Vi sono tuttavia casi sconcertanti nel testo coranico in cui علم sembra assumere il senso di عرف. Alcuni rari traduttori, come il dottor Hamidullah, mantengono il verbo «sapere» per tradurlo:
وَلَوْ كُنتُ أَعْلَمُ الْغَيْبَ لَاسْتَكْثَرْتُ مِنَ الْخَيْرِ
«E se sapessi l’invisibile, avrei cercato il bene in abbondanza, e nessun male mi avrebbe toccato». (7,188) (Dr. Hamidullah) — Forse va inteso: «Se sapessi [ciò che cela] il mondo invisibile».
وَمِنْهُمْ أُمِّيُّونَ لَا يَعْلَمُونَ الْكِتَابَ إِلَّا أَمَانِيَّ وَإِنْ هُمْ إِلَّا يَظُنُّونَ
«E vi sono tra loro degli illetterati che del Libro non sanno che i propri desideri e non fanno che congetturare». (2,78) (Dr. Hamidullah) — Forse va inteso: «Non sanno che cosa sia il Libro…». Tutto ciò meriterebbe uno studio approfondito.
تَرَى أَعْيُنَهُمْ تَفِيضُ مِنَ الدَّمْعِ مِمَّا عَرَفُوا مِنَ الْحَقِّ
Vedi i loro occhi traboccare di lacrime a motivo di ciò che conoscono (o riconoscono) della Verità. (5,83)
بَلْ أَكْثَرُهُمْ لَا يَعْلَمُونَ الْحَقَّ فَهُمْ مُعْرِضُونَ
No, ma la maggior parte di loro non sa la Verità, e perciò si distoglie. (21,24)
Nel primo caso si tratta della Verità considerata come realtà unica; nel secondo, di una parte della verità, considerata nella sua pluralità e complessità. Il verbo عرَف significa anche «riconoscere»: è del resto in questo senso che è impiegato più spesso nel Corano. Il verbo دري è impiegato nel Corano soltanto alla forma negativa, per significare «non sapere».
الَّذِينَ آتَيْنَاهُمُ الْكِتَابَ يَعْرِفُونَهُ كَمَا يَعْرِفُونَ أَبْنَاءَهُمْ
Coloro ai quali abbiamo dato il Libro lo conoscono come conoscono i propri figli. (2,146)
يَعْرِفُونَ نِعْمَتَ اللَّهِ ثُمَّ يُنْكِرُونَهَا
Conoscono il beneficio di Dio, poi lo rinnegano. (16,83)
سَيُرِيكُمْ آيَاتِهِ فَتَعْرِفُونَهَا
Vi mostrerà i Suoi segni e li conoscerete (o riconoscerete). (27,93)
وَجَاءَ إِخْوَةُ يُوسُفَ فَدَخَلُوا عَلَيْهِ فَعَرَفَهُمْ وَهُمْ لَهُ مُنْكِرُونَ
I fratelli di Giuseppe giunsero ed entrarono al suo cospetto. Egli allora li riconobbe, ma essi non lo riconobbero. (12,58)
فَاعْلَمْ أَنَّهُ لَا إِلَهَ إِلَّا اللَّهُ
E sappi che non v’è dio se non Dio. (47,19)
أَلَمْ تَعْلَمْ أَنَّ اللَّهَ عَلَى كُلِّ شَيْءٍ قَدِيرٌ
Non sai che Dio è potente su ogni cosa? (2,106)
قَالُوا أَتَجْعَلُ فِيهَا مَنْ يُفْسِدُ فِيهَا وَيَسْفِكُ الدِّمَاءَ وَنَحْنُ نُسَبِّحُ بِحَمْدِكَ وَنُقَدِّسُ لَكَ قَالَ إِنِّي أَعْلَمُ مَا لَا تَعْلَمُونَ
Dissero: «Vuoi porvi chi vi seminerà il disordine e spargerà il sangue, mentre noi celebriamo le Tue lodi e Ti santifichiamo?». Egli disse: «In verità, Io so ciò che voi non sapete!». (2,30)
وَمَا تَدْرِي نَفْسٌ مَاذَا تَكْسِبُ غَدًا وَمَا تَدْرِي نَفْسٌ بِأَيِّ أَرْضٍ تَمُوتُ
Nessuno sa ciò che acquisterà domani, e nessuno sa in quale terra morirà. (31,34)
قُلْ مَا كُنْتُ بِدْعًا مِنَ الرُّسُلِ وَمَا أَدْرِي مَا يُفْعَلُ بِي وَلَا بِكُمْ
Di’: «Non sono una novità tra gli inviati, e non so ciò che si farà di me e di voi». (46,9)
Fare, operare
صنَع ــَـ / فعَل ــَـ / عمِل ــَـ
Il verbo عمل comporta un’idea di azione compiuta lentamente e con calma, oppure nella durata. Per questo assume anche il senso di «lavorare».
Al contrario, فعل indica un’azione compiuta rapidamente, in modo immediato o puntuale. È il verbo impiegato per designare le azioni di Dio, facendo eco al passo coranico كُلَّ يَوْمٍ هُوَ فِي شَأْنٍ — «ogni giorno Egli è in una [nuova] faccenda» (55,29).
Quanto al verbo صنع, esso comporta l’idea di creazione e di azione compiuta con precisione e giustezza. In senso figurato, è impiegato anche per designare le opere degli esseri umani, il che implica l’idea di opera singolare e di applicazione.
وَلَكِنْ قَسَتْ قُلُوبُهُمْ وَزَيَّنَ لَهُمُ الشَّيْطَانُ مَا كَانُوا يَعْمَلُونَ
Ma i loro cuori si sono induriti e il Diavolo ha abbellito ai loro occhi le loro stesse azioni. (6,43)
فَاسْتَجَابَ لَهُمْ رَبُّهُمْ أَنِّي لَا أُضِيعُ عَمَلَ عَامِلٍ مِنْكُمْ مِنْ ذَكَرٍ أَوْ أُنْثَى
Il loro Signore li ha esauditi, dicendo: «Non lascio andare perduta l’opera di nessuno di voi, uomo o donna, che agisce bene». (3,195)
أَمَّا السَّفِينَةُ فَكَانَتْ لِمَسَاكِينَ يَعْمَلُونَ فِي الْبَحْرِ
Quanto alla barca, apparteneva a povera gente che lavorava in mare. (18,79)
أَلَمْ تَرَ كَيْفَ فَعَلَ رَبُّكَ بِأَصْحَابِ الْفِيلِ
Non hai visto come il tuo Signore ha agito verso i compagni dell’elefante? (105,1)
فَذَبَحُوهَا وَمَا كَادُوا يَفْعَلُونَ
Allora sgozzarono la vacca. E per poco non lo facevano. (2,71)
قَالُوا أَأَنْتَ فَعَلْتَ هَٰذَا بِآلِهَتِنَا يَا إِبْرَاهِيمُ
Dissero: «Sei stato tu, Abramo, a fare questo ai nostri dèi?». (21,62)
صُنْعَ اللَّهِ الَّذِي أَتْقَنَ كُلَّ شَيْءٍ
[Tale è] l’opera di Dio, il Quale ha reso perfetta ogni cosa. (27,88)
وَاصْنَعِ الْفُلْكَ بِأَعْيُنِنَا وَوَحْيِنَا
Costruisci il vascello sotto i Nostri occhi e secondo la Nostra rivelazione. (11,37)
وَسَوْفَ يُنَبِّئُهُمُ اللَّهُ بِمَا كَانُوا يَصْنَعُونَ
E Dio li informerà di ciò che facevano. (5,14)
Le altre prossemiche
- Prossemica: luci e ombre, nuvole e piogge
- Prossemica: mare e montagna, giardini e frutti
- Prossemica: cammelli, cavalli e navi
- Prossemica: l’essere umano e la famiglia
- Prossemica: case, castelli e camere
- Prossemica: salire e scendere
- Prossemica: andare, venire, tornare e restare
- Prossemica: alzarsi, sedersi, coricarsi, dormire e svegliarsi
- Prossemica: vedere e guardare, udire e ascoltare, percepire
- Prossemica: parlare e tacere
- Prossemica 1: spirito e anima; cuore e intelletto; corpo
- Prossemica 3: volere e potere
- Prossemica 4: amare e temere
- Prossemica 5: sperare, disperare ed essere in collera
- Prossemica 6: credere e dubitare
- Prossemica 7: buone e cattive azioni; ricompensa e punizione
- Prossemica 8: religione, via, interpretazione
- Prossemica 9: generosità e avarizia
- Prossemica 10: creazione e misericordia
- Prossemica: i poveri
- Prossemica: gli anni
- Prossemica: «forse» (لعلّ e عسى)
- Prossemica: la maturità
- Prossemica: gli abiti