L’avarizia
ضَنّ / شُحّ / بُخْل
È comunemente ammesso che il termine شُحّ esprima l’avarizia estrema. Esso è dunque più forte del termine بُخْل. Inoltre, si applica a realtà immateriali: lo si può impiegare in espressioni come «شحيح بوقته» (avaro del proprio tempo). Il termine بخيل, al contrario, si adopera soltanto in rapporto a beni materiali.
Alcuni ritengono che il termine شحّ corrisponda alla disposizione interiore che impedisce di donare, mentre بخل corrisponderebbe all’atto in sé. Altri affermano che il termine شحّ includa l’avidità verso i beni altrui.
ضَنّ: anche questo termine designa l’avarizia estrema. Ha la particolarità di essere impiegato più specificamente per le cose preziose, o a cui si tiene in modo particolare. Così l’espressione «ضَنائِن الله» designa l’élite della Sua creazione, coloro a cui Egli tiene al punto di non volerli condividere.
Nel passo «وَمَا هُوَ عَلَى الْغَيْبِ بِضَنِينٍ» si tratta appunto di non essere avari di informazioni riguardanti l’invisibile, trattandosi di informazioni altamente preziose.
وَاللَّهُ لَا يُحِبُّ كُلَّ مُخْتَالٍ فَخُورٍ الَّذِينَ يَبْخَلُونَ وَيَأْمُرُونَ النَّاسَ بِالْبُخْلِ
Dio non ama gli insolenti pieni di sé, coloro che sono avari e raccomandano l’avarizia. (57,23-24)
فَإِذَا ذَهَبَ الْخَوْفُ سَلَقُوكُمْ بِأَلْسِنَةٍ حِدَادٍ أَشِحَّةً عَلَى الْخَيْرِ
Poi, una volta dissipata la paura, vi feriscono con le loro lingue taglienti e sono avari di beneficenza. (33,19)
وَلَقَدْ رَآهُ بِالْأُفُقِ الْمُبِينِ وَمَا هُوَ عَلَى الْغَيْبِ بِضَنِينٍ
Egli lo ha effettivamente visto all’orizzonte manifesto. E non è avaro riguardo all’invisibile. (81,23-24)
La generosità
نَدَى / إِيثار / جُود / كَرَم
كَرَم: questo termine ha la particolarità di includere i sensi di «generosità» e di «nobiltà», un po’ come il termine «magnanimo» in italiano. È probabilmente perché la larghezza di cuore era la virtù cardinale degli Arabi della penisola che la nobiltà è stata associata a tale virtù. Comunque sia, il concetto di كَرَم riunisce questi due sensi. Nel passo «إِنَّ أَكْرَمَكُمْ عِندَ اللَّهِ أَتْقَاكُمْ» (49,13) è proprio questa radice a essere impiegata per indicare la «nobiltà» che distingue gli individui. È inoltre questa radice che si ritrova nel passo «وَلَقَدْ كَرَّمْنَا بَنِي آدَمَ» (17,70).
جُود: questo termine significa la generosità, ma racchiude anche nella sua radice la nozione di «qualità», un po’ come la parola «bontà» in italiano. Esso è impiegato anche per designare la pioggia abbondante. Nel Corano il termine «جِياد» significa i «cavalli di razza»: è l’unica occorrenza della sua radice.
إيثار: questo termine ha il senso molto specifico di «dare la precedenza ad altri rispetto a sé stessi». Si tratta dunque dell’«altruismo» in senso stretto. Lo si trova nel Corano in forma verbale nel passo «وَيُؤْثِرُونَ عَلَى أَنْفُسِهِمْ وَلَوْ كَانَ بِهِمْ خَصَاصَةٌ» (59,9).
نَدَى: questo termine significa al tempo stesso la «rugiada» e la generosità, il che non sorprende, poiché nella cultura araba la generosità è spesso associata all’acqua in modo metaforico. Nel Corano questa radice compare attraverso il termine «نادٍ», che fa riferimento ai luoghi in cui si tenevano le assemblee di persone «magnanime».
وَمَنْ شَكَرَ فَإِنَّمَا يَشْكُرُ لِنَفْسِهِ وَمَنْ كَفَرَ فَإِنَّ رَبِّي غَنِيٌّ كَرِيمٌ
Chiunque sia riconoscente lo è per il proprio bene; quanto all’ingrato, ebbene, il mio Signore fa a meno [di tutto] nella Sua ricchezza, ed è generoso. (27,40)
إِذْ عُرِضَ عَلَيْهِ بِالْعَشِيِّ الصَّافِنَاتُ الْجِيَادُ
Quando, un pomeriggio, gli furono presentati cavalli da corsa di razza. (38,31)
وَيُؤْثِرُونَ عَلَى أَنْفُسِهِمْ وَلَوْ كَانَ بِهِمْ خَصَاصَةٌ وَمَنْ يُوقَ شُحَّ نَفْسِهِ فَأُولَئِكَ هُمُ الْمُفْلِحُونَ
Danno loro la precedenza rispetto a sé stessi, foss’anche nell’indigenza. E coloro che si guardano dalla propria avarizia, quelli sono coloro che raccoglieranno. (59,9)
فَلْيَدْعُ نَادِيَهُ سَنَدْعُ الزَّبَانِيَةَ
Che chiami dunque la sua assemblea. Noi chiameremo i guardiani (dell’Inferno). (96,17-18)
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